UN VIAGGIO SUL DANUBIO: UN FIUME DI EMOZIONI…

Risalendo il Danubio dal sud al nord…

DA MOHACS A BUDAPEST

La prima città magiara a venirci incontro lungo il corso del DANUBIO è MOHACS, la più meridionale del Paese.

Al suo nome è legato il giorno di lutto della storia ungherese, in ricordo della famosa ‘rotta di Mohács’ del 29 agosto 1526, che vide la morte di 20.000 soldati magiari, tra cui il loro re Luigi II.

Fu proprio in seguito a tale sconfitta che l’Ungheria cadde sotto il dominio dei Turchi: un dominio durato 150 anni.

 

PECS, L’ANTICA SOPIANAE

A questo punto si impone un’escursione alla vicina città di PECS, già capitale della provincia della PANNONIA, col nome di SOPIANAE, all’epoca dell’impero romano, ed oggi una delle città più belle d’Ungheria, ricca di monumenti, edifici e palazzi storici, e con un piacevole clima mediterraneo.

Nell’alto medioevo prese il nome di Quinque Ecclesiae e dipendeva dall’Arcivescovo di Salisburgo (da cui il nome di Funfkirchen).

Successivamente il Re-Santo Stefano I vi cominciò la costruzione della prima Cattedrale d’Ungheria e Luigi d’Angiò nel 1367 fondò qui la prima università ungherese, la quinta in Europa.

I Turchi, che la tennero dal 1543 al 1686, ne fecero un importante centro religioso, di commerci e di studi, costruendo i diversi edifici islamici ancor oggi visitabili. Tutte le strade convergono in Piazza Szechegn, la piazza centrale ornata da bei giardini, con al centro la settecentesca Colonna della Trinità e a fianco la statua equestre di JANOS HUNYADI.

A nord, sorge uno dei monumenti più significativi di Pecs, il BELVAROSI TEMPLOM, un tempo la più importante moschea dell’Ungheria, fatta costruire dal pascià GAZI KASZIM verso il 1580 riutilizzando i blocchi di pietra della chiesa medievale di San Bartolomeo. Trasformata dai Gesuiti in chiesa cattolica dopo la liberazione dai Turchi, conserva all’ interno il suo aspetto originario pur modificato dalle decorazioni cristiane.

Sugli altri lati della piazza si affacciano l’ex banca di Pecs, decorata con piastrelle di ceramiche Szolnay; il Városháza, altro edificio in stile eclettico con torre del 1907 e, poco più a sud, l’IRGALMASOK TEMPLOMA, una chiesa barocca del 1727 con facciata neorinascimentale. Di fronte alla quale si trova la cosiddetta “Szolnay Kút”, insolita fontana in porcellana pirogranitica all’eosina opera della famosa manifattura Zsolnay, ed eretta nel 1912 da Andor Pilch sul sito di un’antica fontana turca.

Da qui imbocchiamo Kiraly Utca, la strada principale della città, riservata ai pedoni e divenuta la via del passeggio e dello shopping. Su di essa si affacciano anche bei palazzi come l’hotel Palatinus, in stile Liberty, sempre di Andor Pilch. Mentre poco più avanti sorge l’edificio neorococò del Teatro Nazionale, celebre per il suo corpo di ballo. Ma è senza dubbio la cattedrale voluta dal Re-Santo Stefano I uno degli elementi che caratterizzano il panorama della città.

Nel ricco interno a tre navate spiccano le decorazioni di fine Ottocento con affreschi di Bertalan Székely, che riproducono scene tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento. Anche se i veri tesori si nascondono sotto terra. L’intera zona infatti, nell’epoca paleocristiana, era un’area cimiteriale.

I primi scavi realizzati già nel 1938 portarono alla luce diverse cappelle funerarie sotterranee, databili al IV-V secolo. L’importanza del sito è confermata dal fatto che, dal dicembre del 2000, il cimitero paleocristiano di Pecs è stato inserito nella lista dei beni culturali mondiali tutelati dall’UNESCO.

CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA NEL 2010

E ben altri tesori si celano nei sotterranei della vicina Casa dello Spumante “Pannonia”. La rete di queste cantine si articola in un sistema di gallerie che si dipana su cinque livelli per oltre due chilometri e mezzo, sino ad una profondità di 20 metri.

Qui 400.000 bottiglie di spumante, ben allineate e compatte, coperte da un uno strato di nobile muffa vellutata, vengono lasciate fermentare sotto le antiche volte. La temperatura costante a 13° con un’umidità che varia tra il 60-80% costituisce l’atmosfera ideale per la fermentazione del vino e la sua trasformazione in spumante.

Fondata nel 1859 da Littke Lörinc la “Pannonia” fu la prima cantina produttrice di spumante in Ungheria e da 150 anni porta avanti con successo questa tradizione.

Capitale europea della cultura nel 2010, PECS è una città prettamente universitaria che, nel corso della sua lunga storia, ha saputo dare ospitalità a popolazioni di fede ed etnia diversa. Di fronte alla sinagoga vi sono ancora le rovine dell’antico bagno turco di Pascià Memi, distrutto alla fine del secolo scorso.

Lungo il vicino Rákóczi út, l’importante arteria cittadina, troviamo un altro edificio di quel periodo: la Moschea JAKOVALI HASSZAN, affiancata dal relativo minareto dodecagonale. Eretta nel XVI secolo, nel settecento venne trasformata in cappella cristiana, mentre oggi è adibita a museo ed ospita una esposizione d’arte islamica a ricordo della presenza turca nel paese e nella città durante il XVI ed il XVII secolo. E’ questa una zona caratterizzata da piccoli villaggi che custodiscono gelosamente le loro ricche tradizioni e in cui le case conservano la loro tipica architettura. Il lato che dà sulla strada presenta una porticina ed una sola finestra poiché era proprio sul numero di queste aperture che veniva determinato l’ammontare delle tasse da pagare. La facciata principale pertanto è quella che si affaccia sul cortile e si allunga verso sud. L’ingresso vero e proprio è preceduto da una comoda veranda dove, oltre ai fiori, le donne sono solite appendere anche collane di pomodori e peperoni.

KALOCSA

Appena settanta chilometri di navigazione separano MOHACS dalla cittadina di Kalocsa, una delle quattro sedi arcivescovili della chiesa cattolica in Ungheria. Il palazzo arcivescovile, il seminario per i sacerdoti cattolici e la cattedrale in stile barocco si affacciano tutti sulla piazza principale.

Dalle oltre 4.000 canne del famoso organo custodito all’interno della chiesa una musica clelestiale si diffonde tra le navate ricche di stucchi, statue e dipinti.

I SEGRETI DELLA PAPRIKA

Ma Kalocsa è soprattutto il più importante centro dell’Ungheria per la pruduzione della paprica, cui è dedicato anche un interessante museo. Il peperone fu introdotto in Europa dagli ungheresi, che lo importarono dai Turchi, che a loro volta lo avevano preso in India.

La paprica si ottiene dal peperone fatto seccare, liberato dalla parte interna bianca e macinato, ed è una delle spezie comunemente usate nella preparazione dei cibi. In Ungheria il momento del raccolto viene vissuto come un rito gioioso.

L’8 settembre le donne, vestite con costumi sgargianti, raccolgono i peperoni nei campi e dopo averli infilzati con ago e filo fanno delle lunghe ghirlande che appendono a speciali sostegni di legno o ai muri delle case.

Una leggenda vuole che una giovane contadina ungherese che era stata costretta con la forza a vivere nell’harem di un pascià turco a Buda, avesse spiato a lungo i giardini del palazzo mentre coltivavano i peperoni e che, una volta liberata, avesse insegnato ai contadini del suo villaggio a coltivare la paprica. Il chimico Albert Szent-Györgyi, Premio Nobel nel 1938, ha contribuito a valorizzare questo vegetale scoprendo, proprio nel peperone, la fonte dell’acido ascorbico (vitamina C) che ha fermato le morti per scorbuto, una malattia che aveva ucciso migliaia di marinai.

IL FASCINO DELLA PUSZTA

Kalocsa è anche il punto di partenza ideale per visitare la puszta termine ungherese utilizzato per indicare le vaste distese di pianura stepposa, tipiche di questa regione. Il territorio della puszta in effetti è sterile, inospitale, una specie di deserto erboso abitato, soprattutto in passato, da pastori, allevatori di buoi e cavalli, i famosi ‘csikós’, equivalenti ai nostri “butteri”, che vivevano in rustiche fattorie sperdute circondate da vasti campi brulli e desolati.

L’entusiasmante spettacolo equestre che oggi viene offerto ai turisti di passaggio non vuole essere soltanto una dimostrazione delle loro incredibili ed innate abilità di cavallerizzi, bensì la riproposizione di una serie di tradizioni antiche che traggono le loro radici e la loro ispirazione dal lavoro di ogni giorno e dalle particolari condizioni di vita dei loro protagonisti.

E la tradizione contadina la si può osservare anche nei gesti delle donne intente a ricamare o a dipingere le uova pasquali che, insieme agli altri prodotti tipici della regione si possono acquistare nell’adiacente negozietto allestito all’interno della fattoria.

BUDAPEST: LA PARIGI DELL’EST

Siamo oramai alle porte di BUDAPEST. Ritornati a bordo della River Cloud II percorriamo il tratto di Danubio che attraversa la zona industriale, la periferia, i quartieri più moderni della città, ed infine il nucleo storico di quella che è stata definita “La Parigi dell’Est”.

Budapest, nasce ufficialmente nel 1873 con l’unione delle città di Buda e Óbuda, situate sulla sponda occidentale del Danubio, con la città di Pest, situata sulla sponda orientale.

Oltre ad essere la capitale dell’Ungheria, Budapest è anche la maggiore città ungherese per numero di abitanti, all’incirca 1.700.000, nonché il principale centro del paese per la vita politica, economica, industriale e culturale.

Come scrive Claudio Magris nel suo libro, “Budapest è la più bella città del Danubio; essa dà la sensazione fisica della capitale, con una signorilità e un’imponenza da città protagonista della storia”.

Grazie alla comoda rete del trasporto, ai numerosi mezzi pubblici, ed alle piste ciclabili che corrono lungo il corso del fiume, BUDAPEST è una città che si può visitare tranquillamente, spostandosi facilmente da una zona all’altra, seguendo itinerari turistici predeterminati o ancor meglio lasciandosi guidare e trasportare dalla curiosità e dall’istinto.

LA CITTADELLA E I DISTRETTI DI BUDA

Delle 23 circoscrizione in cui è divisa la città, dal punto di vista amministrativo e organizzativo, le prime tre si trovano tutte a nord, sulla riva destra del Danubio. Quella di Tabán, meglio conosciuta con il nome di ‘Castello’, è senz’altro la più visitata dai turisti.

Quassù sorge il Palazzo Reale che al suo intermo ospita diversi musei tra cui la Galleria Nazionale Ungherese.

Ma il cuore di Buda è il Matyas Templum, la cattedrale in cui nel 1458, venne incoronato re, all’età di soli 14 anni, Mattia Corvino, e dove il 6 giugno 1792 venne incoronato anche l’imperatore Francesco Giuseppe insieme alla moglie Sissi.

Dal vicino, Bastione dei Pescatori, sempre affollato di turisti, si può ammirare uno dei panorami più spettacolari di tutta la città. Per poi concedersi una tranquilla passeggiata attraverso le stradine della ‘cittadella’, ammirando i numerosi palazzi d’epoca che oggi ospitano ristoranti e caffè.

La II Circoscrizione è situata a nord del ‘Castello’ in un elegante quartiere tranquillo, ed è conosciuta come ‘Rózsadomb’, “la collina delle rose’, per gli immensi roseti con cui il derviscio di origine turca Gül Baba riempiì gli spazi verdi della zona.

In quella che oggi è la III Circoscrizione – che prende il nome di Óbuda – si stabilì il primo accampamento romano che diede origine ad Aquincum, ovvero il nucleo di quella che oggi è la città di Budapest mentre, all’origine, era il baluardo più settentrionale dell’ Impero Romano.

DAL PONTE DELLE CATENE A PEST

Sono ben otto i ponti cittadini che attraversano il Danubio, largo, in questo tratto, tra i 400 ed i 500 metri. Il più famoso e fotografato è il Ponte Széchenyi, meglio conosciuto come ‘Ponte delle Catene’, che collega il quartiere di BUDA con Piazza Roosvelt situata sull’altra sponda: aperto nel 1849 fu, in assoluto, il primo ponte sospeso permanente della città.

Sulla riva di Pest, caraterizzata da un susseguirsi di eleganti edifici storici e di alberghi di lusso rinnovati di recente, il Palazzo del Parlamento, costruito tra il 1885 ed il 1992, spicca per maestosità ed armonia ed assomiglia molto a quello di Londra, a cui si ispirò l’architetto Imre Steindl. Le piazze e i viali che circondano l’area sono un concentrato di musei, di giardini, di fontane, di statue, di monumenti.

Molto toccante, è quello che ricorda la Rivolta Ungherese del 1956, brutalmente repressa dalle truppe sovietiche, che non esitarono a sparare sui manifestanti, causando decine di migliaia di vittime.

Da qui si raggiunge la neoclassica Basilica di S. Stefano, dedicata al primo sovrano di Ungheria: con i suoi 96 metri uno degli edifici più alti di Budapest.

Chi ama lo shopping sarà felice di percorre la Váci utca la lunga via pedonale su cui si affacciano i migliori negozi della città.

Giunti in piazza Vörösmarty, è d’obbligo sedersi ad uno dei tavolini all’aperto della pasticceria Gerbeaud, fondata nel 1858 da Henrik Kugler e famosa in tutto il mondo.

Nel quartiere di Belváros, che si estende lungo il fiume davanti alla collina del castello, si trova anche il bellissimo mercato coperto di ‘Vásárcsarnok’, una tappa imperdibile per chi visita la città. Nell’ampio ed arioso salone cnetrale si possono ancora trovare i colori e i profumi dei prodotti tipici ungheresi, assaggiare alcune delle specialità locali come i gustosi sottaceti, o i famosi salumi.

Mentre il pianterreno, è riservato agli amanti del pesce, che qui possono acquistare alcuni degli esemplari catturati proprio nelle acque del Danubio: tra cui Carpe Selvatiche, Lucioperca, Cavèdani, Barbi, Lucci e Storioni.

 

BUDAPEST BY NIGHT

Nella vicina VII Cricoscrizione, sorge la Sinagoga di Budapest, la più grande d’Europa, attorno a cui si stringe l’antico quartiere ebraico.

Il lungo Viale Andrassy ci proietta nella monumentale Piazza degli Eroi, al centro della quale sorge il Monumento, eretto nel 1896, per celebrare i mille anni di presenza magiara nel bacino dei Carpazi, e che oltre alle varie sculture allegoriche presenta anche i sette patriarchi ungheresi che conquistarono la patria. Avremmo voglia di continuare la nostra visita, di fermarci qui ancora qualche giorno, ma la nostra nave va’.

La città splendidamente illuminata sfila davanti ai nostri occhi incantati. La River Cloud II passa in rassegna ad uno ad uno i palazzi, le chiese, i ponti che di giorno ci avevano colpito e da cui ora rimaniamo stregati.

Magica, onirica, splendida Budapest con le sue luci si specchia nelle acque del Danubio, regalandoci ancora un fiume di emozioni. ( Photo by internet)

NAVIGANDO SENZA CONFINI

Splendidamente illuminata, l’imponente mole della cattedrale neoclassica di Esztergom si staglia maestosa nella notte danubiana. La River Cloud II naviga veloce verso il confine con la Slovacchia e la sua capitale Bratislava.

Prima però di abbandonare la sponda ungherese, ci concediamo un’ultima incursione in quella che, geograficamente parlando, viene definita la regione transdanubiana settentrionale.

PALAZZO ESZTERHAZY: LA VERSAILLES UNGHERESE

La nostra prima tappa è Fertõd, un piccolo villaggio che deve la sua notorietà al magnifico Palazzo Eszterházy. La chiamano la “Versailles Ungherese”, ed è la residenza che attorno alla metà del 1700 il principe Miklós Esterházy, detto il ‘Fastoso’, si fece costruire sull’esempio della reggia di Versailles.

Nell’interno si possono visitare solo alcune delle 126 sale del complesso architettonico, caratterizzate da diversi stili, ammobiliate con pezzi d’epoca, riccamente decorate da stucchi e affreschi opera di artigiani italiani.

Le feste e le serate musicali organizzate dal principe Miklos Esterhazy erano famosa in tutta Europa. “Se voglio vedere un’opera decente devo andare a Esterhazy” dichiarava a quei tempi Maria Teresa d’Asburgo.

L’orchestra del principe infatti fu diretta per quasi trent’anni da Joseph Haydn, il quale abitava nel vicino Palazzo della Musica.

Un’esposizione di ricordi del grande compositore e delle oltre 700 opere da lui composte alla corte degli Eszterházy è allestita negli adiacenti appartamenti principeschi, mentre è dal 1959 che ogni anno nelle sale e nel parco del palazzo si svolge il Festival Internazionale Haydn e le Settimane Musicali con cori ed orchestre provenienti da tutta Europa.

Lungo la strada che da Budapest porta verso SOPRON si trova il paese di Nagycenk nel cui territorio sorge il castello fatto costruire attorno alla metà del XVIII secolo dall’importante famiglia Széchenyi, cui apparteneva anche il conte Istvan Széchenyi grande statista del XIX secolo che, per le sue opere ed il suo impegno, si meritò ancora in vita il titolo di “Maggiore personalità Ungherese”.

La nostra meta è SOPRON (Scioprun) la città più occidentale dell’Ungheria situata com’è a soli 8 km dalla oramai ex frontiera con l’Austria e a meno di 60 km da Vienna.

SOPRON: L’ANTICA SCARABANTIA

Fondata dai Celti, sotto i romani venne chiamata SCARBANTIA e divenne un’importante stazione di transito lungo la famosa “via dell’Ambra” che attraversava l’Europa da Nord a Sud.

A quell’epoca risalgono alcuni tratti di pavimentazione e i ruderi dell’antico Foro, ancora visibili nei pressi delle mura cittadine, risalenti al IV secolo dopo Cristo, che cingevano l’originario nucleo abitato e che vennero poi riutilizzate in epoca medievale.

Il centro storico cui si accede attraverso la ELOKAPU, la porta principale della città, ha conservato ancora la sua particolare forma a ferro di cavallo.

Superata anche la Porta della Fedeltà, aperta a ricordo del plebiscito del 1921 con cui gli abitanti di SOPRON giurarono eterna fedeltà all’Ungheria, si giunge nella bellissima Piazza Fö circondata da case e palazzi eleganti risalenti al periodo medievale e barocco.

Domina su tutto la Torre del Fuoco, alta ben 61 metri: il vero simbolo della città

PREMIO EUROPA

Dalla piazza principale si dipartono diverse viuzze pittoresche e suggestive che consentono al visitatore di addentrarsi nella città vecchia. Tra queste, la Uj Utca (o via Nuova), è in realtà una delle più antiche di SOPRON, e nel medioevo era nota come la via degli Ebrei. Qui, al numero 22, sorge ancora la vecchia Sinagoga risalente al XIII secolo.

Oggi nelle sale in stile gotico è ospitata una ricca collezione d’arte ebraica. Grazie alla cura e all’amore con cui la città conserva il suo patrimonio storico ed artistico, SOPRON ha ricevuto nel 1975 il Premio Europa, un ambito riconoscimento internazionale che rende merito allo sforzo delle comunità che si prodigano nella tutela e nella salvaguardia dei propri tesori.

LE CAVE DI FERTORAKOS

Sette chilometri a nord-est di Sopron si trova un’altra località che merita una visita: Fertőrákos.

La località è nota soprattutto per le famose cave di pietra calcarea conosciute già in epoca romana ed utilizzata per la costruzione di molti palazzi del centro di Vienna. Abbandonata l’attività estrattiva, le immense sale ricavate dal taglio del calcare oggi ospitano il Teatro della Grotta.

In quest’ambiente affascinante ed originale si tengono, ogni estate, nell’ambito delle Settimane di Sopron, concerti, spettacoli teatrali ed operistici.

IL PIC-NIC PANEUROPEO DEL 1989

Se è vero che esistono dei luoghi destinati a diventare un simbolo nella storia dell’uomo il confine tra Ungheria ed Austria nei pressi di Sopron, è senz’altro uno di questi.

Qui, esattamente venti anni fa, 9 agosto 1989 i tenne lo torico Picnic Paneuropeo, un evento organizzato sull’allora cortina i ferro, tra l’ancora socialista Ungheria e l’Austria, e il cui mtto era ‘venite e portatetevi a casa un pezzo di filo spinato”.

Durante la manifestazione pacifica, cui parteciparono oltre 10.000 persone, per la prima volta un gruppo di cittadini tedeschi provenienti dalla Germania Federale riuscì a forzare il blocco per fuggire in Occidente.

Fu questo un episodio che, a posteriori, si può dire contribuì in modo decisivo a dare un’accelerazione a quello che sarebbe successo da lì a poco: vale a dire la Caduta del muro di Berlino e dell’anacronistica divisione fra le due Europe.

I chilometri di filo spinato che una volta separavano gli Ungheresi e tutti i cittadini dell’Europa orientale dalla libertà sono stati tolti ed oggi una pista ciclabile corre lungo tutto questo tratto di quella che una volta era soprannominata “la cortina di ferro”.

IL LAGO FERTO

E come le cose, da questo punto di vista, siano cambiate rapidamente nel corso di questi vent’anni lo si percepisce ancor meglio raggiungendo le sponde del vicino Lago Fertő uno dei più particolari terreni acquitrinosi dell’Europa Centrale.

Il lago vero e proprio si estende su una superficie di 337 kmq di cui tre quarti appartengono all’Austria, mentre un quarto circa si trova in territorio ungherese, e si tratta del più grande lago di acqua salata di tutta Europa.

Il lago è poi circondato da un paesaggio multiforme, in buona parte coperto da canne e popolato da uccelli acquatici, e fa parte del Parco nazionale di Fertő-Hansag la cui superficie ammonta a quasi ventimila ettari, e dal 1979 è stato dichiarato dall’UNESCO, Riserva della Biosfera.

Fonte: http://www.terrediitinerari.it/mostraviaggi.php?codice=148

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