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“Il figlio di Saul”per celebrare “Il Giorno della Memoria”

il figlio di saul

“Il Giorno della Memoria” è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto designato dalla risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005.

Oggi vogliamo celebrarlo con un capolavoro del cinema ungherese del 2015 che narra “l’incubo a occhi aperti in cui un padre ha perso la battaglia con la vita”.

https://www.mymovies.it/film/2015/sonofsaul/

http://www.cultframe.com/2016/01/il-figlio-di-saul-un-film-di-laszlo-nemes/

https://www.panorama.it/cinema/il-figlio-di-saul-film-recensione/

 

 

 

Le tradizioni di Natale in Ungheria

Natale è una festa importante in Ungheria come in tutti i paesi cristiani. Molte delle tradizioni ungheresi sono simili a quelle dei paesi dell’Europa centrale, ma non tutte.

L’ALBERO

Il 24 dicembre, la vigilia di Natale, è il giorno dedicato all’addobbo dell’albero. L’albero viene addobbato non solo con luci e decorazioni, ma anche con szaloncukormézeskalács, di cui parleremo in seguito. L’albero viene addobbato il pomeriggio, di solito dagli adulti, che con qualche stratagemma fanno uscire i bambini da casa, in maniera che quando ritornano trovano questa bella sorpresa ad attenderli.

SZALONCUKOR

Sono dei dolcetti ricoperti di cioccolato e con all’interno un ripieno di marzapane, nocciola, frutta o altro. Sono comunissimi e nella tradizione vengono utilizzati anche come addobbi all’albero di Natale, infatti gli involucri dove si trovano sono molto colorati. Una volta terminato il Natale, quando bisogna smontare l’albero si possono mangiare.

Szaloncukor

MÉZESKALÁCS

Un’altra decorazione tradizionale in Ungheria è il pan di zenzero, mézeskalács in ungherese. E’ un dolce tipo biscotto formato da miele, zucchero, farina e uova. Al biscotto vengono date forme natalizie e viene utilizzato per addobbare l’albero. Famoso il pan di zenzero nella storia di Hansel e Gretel con addirittura una casa intera fatta di pan di zenzero.

Mézeskalács

LA VIGILIA

Momento principale della vigilia è la notte santa, “szent este” in ungherese. La famiglia si ritrova insieme, si cantano le canzoni natalizie e si consuma la cena. Dopo cena è la volta di aprire i regali. Nella tradizione ungherese i regali li porta “Jézuska“, il diminutivo di Gesù. Una volta aperti i regali in molti vanno ad assistere alla messa di mezza notte che è ancora molto popolare.

CANZONI DI NATALE

Sono tante le canzoni tradizionali di Natale in ungherese. Eccovene una semplice molto famosa, in ungherese e nella sua traduzione in italiano. La canzone si intitola “Piccolo Natale, Grande Natale“.

In ungherese:

Kis karácsony, nagy karácsony,
Kisült-e már a kalácsom?
Ha kisült már, ide véle,
Hadd egyem meg melegébe.

Jaj, de szép a karácsonyfa
Ragyog rajta a sok gyertya.
Itt egy szép könyv, ott egy labda.
Jaj de szép a karácsonyfa!

In italiano:

“Piccolo Natale, Grande Natale,
E’ già cotto il mio dolce?
Se è pronto datemelo
Lasciatemelo mangiare finché è caldo

Che bello l’albero di Natale
Su cui brillano tante candele.
Qui c’è un bel libro, là una palla.
Che bello è l’albero di Natale!”

ZUPPA DI PESCE

Chiamata halászlé è un piatto tipico della cucina ungherese che non manca mai nelle tavole imbandite del Natale. Ovviamente in Ungheria non c’è il mare quindi il pesce che viene utilizzato è quello di acqua dolce, specialmente la carpa. La zuppa di pesce ungherese ha un colore rosso fuoco donatogli dalla paprika, un sapore e un gusto forte grazie alla cipolla e allo strutto. E’ un piatto che ben rappresenta la gastronomia nazionale. Agli italiani spesso non piace, il pesce d’acqua dolce, soprattutto dei fondali come la carpa ha un sapore particolare.

halaszle1

TÖLTÖTT KÁPOSZTA

Gli involtini di cavolo ripieni di carne macinata e riso, ricoperti spesso da panna acida non mancano quasi mai dalle tavole di Natale in Ungheria. Sono un piatto molto usato in diversi paesi dell’Europa orientale.

BEIGLI

E’ un dolce tradizionale ungherese. Viene consumato soprattutto a Natale o a Pasqua. E’ un rotolo ripieno di noci o di semi di papavero. Per chi vuole provare la gastronomia locale va assolutamente preso quello ai semi di papavero, elemento importante della cucina ungherese, ebraica e di molti altri paesi dell’Europa centrale. I semi di papavero hanno un gusto particolare, nel dolce sono messi sotto forma di crema dal colore scuro. Sicuramente hanno un gusto che difficilmente potete ritrovare nella cucina italiana.

Bejgli

BUON NATALE! 

E per concludere un augurio di “Buona Natale e Felici Feste” a tutti i nostri lettori! In ungherese Buon Natale si dice “Boldog Karácsonyt kívánok!” mentre felici feste “Kellemes Ünnepeket kívánok!“.

Karàcsony

By Aron Coceancig on

Articolo: https://ungherianews.com/2017/12/22/le-tradizioni-di-natale-in-ungheria/

Foto: zoldstudio.hu, deryne bisztro, femina.hu, morzsafarm.hu, donnaclick.it, gamepod.hu

 

Tradizioni natalizie in Ungheria e San Nicola

San Nicola e Natale in Ungheria
Scambio di regali, simboli di fratellanza, dolciumi e caramelle sono solo alcuni degli ingredienti delle tradizioni natalizie in Ungheria.

Come già abbiamo visto in altre tradizioni natalizie nel mondo non sempre il Natale e la ricezione dei doni per i bambini corrisponde al 24-25 dicembre. Questo è il caso dell’Ungheria, qui secondo una tradizione popolare molto antica i doni arrivano il 6 dicembre, giorno di San Nicola.

La sera della vigilia i bambini mettono sui davanzali delle loro finestre gli stivali lucidati per l’occasione con la speranza di trovarli il giorno seguente pieni di caramelle e dolciumi. Ma se sono stati cattivi durante l’anno, le tradizioni natalizie in Ungheria, prevedono che Krampusa un diavoletto dispettoso, riempia le loro calzature con semplice paglia fresca.

Dal giorno di San Nicola inizia il periodo dell’Avvento, durante il quale i più piccoli si divertono ad aprire le caselle del calendario per conoscere se al loro interno si nascondo dolciumi. Le tradizioni natalizie in Ungheria sono molto intime, in ogni famiglia la sera della Vigilia si addobba l’albero di natale con dolciumi avvolti in carta colorata, nastri e noci. Mentre si sistemano una dopo l’altra le decorazioni, la famiglia è intenta ad intonare canti e a scambiare i regali portati nelle loro casa da Gesù Bambini. Nei giorni successivi le tradizioni natalizie in Ungheria prevedono che ci si rechi dai parenti più stretti per lo scambio degli auguri in segno di unione e fratellanza, mentre il 27 dicembre iniziano i preparativi per i festeggiamenti di fine anno.

Ricorda di cambiare la tua valuta per acquistare i dolciumi con i quali riempire le scarpe dei più piccoli così come prevede la tradizione.

 

Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/stuckincustoms

Fonte testo: https://www.forexchange.it/ungheria/blog/tradizioni-natalizie-in-ungheria/

La Corona dell’Avvento

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Una tradizione molto antica, nata nei paesi di cultura germanica e anglosassone, prevede la preparazione della corona dell’avvento (chiamata Adventskranz)., fatta di rami di sempreverdi (di abete, pino ecc.) e candele rosse e bianche.

Quando e com’è nata la Corona dell’Avvento

L’ideatore fu Johann Hinrich Wichern (1808-1881), pastore protestante, teologo evangelico direttore nel 1833 del “Rauhe-Haus” di Amburgo, casa di rieducazione per adolescenti.
Il suo intento era di educare e dare una formazione ai ragazzi senza casa e famiglia verso il Natale.
Nella versione originale del pastore Wichern, erano previste 24 candele, una per ciascun
giorno dell’Avvento.
Oggi la
Corona d’Avvento ha una struttura a base circolare, ricoperta da rami di piante sempreverdi sopra dei quali sono disposte 4 candele.

Simbolismo e colori

La forma della corona, circolare, senza inizio né fine, rivestita con foglie sempreverdi, rappresenta l’eternità e la vita eterna trovata in Cristo.
Le
4 candele della corona rappresentano le quattro domeniche dell’Avvento e devono essere accese una per settimana, mantenendo l’ordine ogni volta che vengono accese nell’arco delle quattro settimane.
Ecco cosa rappresentano:

La prima candela, di colore viola o rosso, è la Candela del Profeta, a ricordare le profezie sulla venuta del Messia.

La seconda candela, di colore rosso o viola, è la Candela di Betlemme, a ricordare la città in cui è nato il Messia.

La terza candela di colore rosso o rosa, è la Candela dei pastori, a indicare le prime persone che videro e adorarono il Messia.

La quarta candela di colore rosso viola, è la Candela degli Angeli, i primi che annunciarono al mondo la nascita del Messia.

Secondo un’altra tradizione, l’accensione di ogni candela indica la vittoria della Luce sulle tenebre che avviene dalla sempre più prossima venuta del Messia; le candele rappresentano Speranza, Pace, Gioia e Amore, mentre la corona è simbolo di unità ed eternità e le foglie sempreverdi simboleggiano la speranza della vita eterna.
La Corona dell’Avvento può essere decorata con
fiocchi e nastri di colore rosso simbolo dell’amore di Gesù che diventa uomo.
In alcune versioni c’è anche una
quinta candela, di colore bianco, da mettere all’interno della corona: la candela rappresenta Cristo ed è accesa con i primi vespri della Vigilia di Natale.
La Corona dell’Avvento può essere messa in salotto, o in un luogo, dove si ritrova la famiglia ed essere centro di preghiera giornaliera o settimanale .

https://www.thinkdonna.it/significato-dell-avvento-colori-calendario-corona.htm

Immagini dal web…

Lettura consigliata: “Trilogia della città di K” di Agata Kristof

Ágota Kristóf (Csikvánd, 30 ottobre 1935 – Neuchâtel, 27 luglio 2011)

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Scrittrice ungherese. Nel 1956 è spettatrice dell’invasione del suo paese da parte dei carri armati sovietici. Fuggita con la famiglia in Svizzera, trova un impiego presso una fabbrica di orologi. Comincia a scrivere nella sua lingua di adozione, il francese, prima testi per il teatro, poi romanzi che la impongono all’attenzione del grande pubblico: Il grande quaderno (1987), La prova (1990), La terza menzogna (1992) – che nella traduzione italiana confluiscono a formare La trilogia della città di K (1998) – in cui le storie parallele di due gemelli, Klaus e Lucas, si dipanano in un labirinto di disperazione morale e bruciante dolcezza, sullo sfondo di una guerra divoratrice. 

Anche nelle opere successive (Ieri, 1995; L’analfabeta, 2004; Dove sei Mathias?, 2006) la sua prosa scarna e tagliente scandisce i battiti di un mondo allucinato e crudele, consegnando al lettore una testimonianza impietosa, venata di dolente nostalgia.

Tra i libri pubblicati in italiano, ricordiamo anche la raccolta di racconti La vendetta (Einaudi 2005) e Chiodi, edito da Casagrande nel 2018.

Muore a Neuchâtel – era naturalizzata svizzera – 27 luglio 2011.

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Quando “Il grande quaderno” apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali. Storia di formazione, la “Trilogia della città di K” ritrae un’epoca che sembra produrre soltanto la deformazione del mondo e degli uomini, e ci costringe a interrogarci su responsabilità storiche ancora oscure.

Árpád Weisz. Il tempo, gli uomini, i luoghi di Paolo Balbi

Lettura consigliata:

Paolo Balbi - Arpad Weiszl libro racconta con vari approfondimenti la vita del famoso calciatore Árpád Weisz. Nato a Solt, vicino a Budapest, il 16 aprile del 1896, nell’ambiente colto di una famiglia borghese ebrea; da suddito dell’Impero Austro Ungarico, Árpád Weisz combatté nella grande guerra e fu a lungo prigioniero a Trapani. Calciatore di classe della nascente Scuola Danubiana, diede il meglio di sé negli anni ’30 come allenatore in Italia, dove vinse uno scudetto con l’Inter e due con il Bologna. Il suo manuale di calcio portò principi innovativi, condivisi da importanti tecnici italiani, quali Vittorio Pozzo e Fulvio Bernardini. Le Leggi Razziali lo costrinsero a lasciare l’Italia, con moglie e figli piccoli, per cercare rifugio in Francia e da lì in Olanda; la tragedia della famiglia Weisz si compì in Polonia. Prefazione di Darwin Pastorin.

https://www.ibs.it/arpad-weisz-tempo-uomini-luoghi-libro-paolo-balbi/e/9788867772186

Firenze – Commemorazione della Rivoluzione Ungherese del 1956

Martedì, 23 ottobre alle 15.00 depositeremo una corona commemorativa presso Via della Rivoluzione Ungherese a Firenze.

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Cosa era successo nel ’56 a Budapest ?

23 ottobre '56

“…La rivoluzione ungherese del 1956, nota anche come insurrezione ungherese o semplicemente rivolta ungherese, fu una sollevazione armata di spirito antisovietico scaturita nell’allora Ungheria socialista che durò dal 23 ottobre al 10 – 11 novembre 1956. Inizialmente contrastata dall’ÁVH,[1] venne alla fine duramente repressa dall’intervento armato delle truppe sovietiche del maresciallo Ivan Stepanovič Konev. Morirono circa 2.700 ungheresi di entrambe le parti, ovvero pro e contro la rivoluzione, e 720 soldati sovietici[2]. I feriti furono molte migliaia e circa 250.000 (circa il 3% della popolazione dell’Ungheria) furono gli ungheresi che lasciarono il proprio Paese rifugiandosi in Occidente. La rivoluzione portò a una significativa caduta del sostegno alle idee del bolscevismo nelle nazioni occidentali.

La rivolta ebbe inizio il 23 ottobre 1956 da una manifestazione pacifica di alcune migliaia di studenti. In poco tempo molte migliaia di ungheresi si aggiunsero ai manifestanti e la manifestazione (inizialmente a sostegno degli studenti della città polacca di Poznań, in cui una manifestazione era stata violentemente repressa dal governo), si trasformò in una rivolta contro la dittatura di Mátyás Rákosi, un appartenente alla “vecchia guardia” stalinista, e contro la presenza sovietica in Ungheria.

Nel giro di alcuni giorni, milioni di ungheresi si unirono alla rivolta o la sostennero. La rivolta ottenne il controllo su molte istituzioni e su un vasto territorio. I partecipanti iniziarono a rafforzare le loro politiche. Vi furono esecuzioni sommarie di filo-sovietici e membri della polizia politica ÁVH, particolarmente invisa alla popolazione.

Dopo varie vicissitudini il Partito dei Lavoratori Ungheresi nominò primo ministro Imre Nagy che concesse gran parte di quanto richiesto dai manifestanti, finendo per interpretare le loro istanze, identificandosi con la rivoluzione in corso.

Il 3 novembre, in un acquartieramento dell’Armata Rossa comandato dal generale Malinin, durante la ripresa dei colloqui di trattative con i sovietici in merito al ritiro dell’Armata Rossa in seguito alla dichiarazione di neutralità del 1º novembre, l’appena nominato ministro della difesa, generale Pál Maléter, fu arrestato da militari del KGB al comando di Ivan Serov, assieme a tutta la delegazione ungherese, nonostante le proteste dello stesso Malinin.

La sera del 4 novembre, Imre Nagy si rifugiò nell’ambasciata iugoslava, grazie ad un salvacondotto fornitogli da quel paese. Il 22 novembre, per un accordo intervenuto nel frattempo tra Tito e Chruščёv, dopo una visita del secondo al primo a Brioni, venne consegnato ai sovietici.

Nagy e Maléter saranno poi processati e successivamente impiccati (e non fucilati, come riportato da qualche fonte)[senza fonte] dopo quasi due anni (il 16 giugno 1958, assieme al giornalista Miklós Gimes). Ebbe così fine tra il 4, giorno dell’entrata dell’Armata Rossa a Budapest, e il 7 novembre, con la restaurazione di un governo filo-sovietico capeggiato da János Kádár, la “Rivoluzione del ’56”.

Nell’autunno del 1956 le truppe sovietiche intervennero in Ungheria in due occasioni, sempre per puntellare governi favorevoli ai sovietici: la prima volta le truppe già di stanza in Ungheria sostennero il governo stalinista nella fase di passaggio dal governo Gerő, che collassò il 23 ottobre, al governo Nagy, su richiesta del CC del partito socialista ungherese al potere.

La seconda, utilizzando truppe corazzate provenienti dall’Unione Sovietica (invasione), fu a sostegno del governo Kádár, la cui formazione (avvenuta realmente dopo il 7), fu poi retrodatata al 3 novembre in modo da poter sostenere la tesi che anche quella volta le truppe fossero state formalmente invitate ad intervenire da un governo “legittimo”.

Nella notte del 23 ottobre e nei giorni successivi, l’ÁVH ungherese sparò ai dimostranti. Le truppe sovietiche (già presenti in Ungheria) nel primo intervento tentarono di mantenere l’ordine nei dintorni delle proprie caserme. La resistenza armata degli insorti e l’intervento mediatore del governo Nagy, oltre al collasso del Partito Socialista Ungherese, portarono ad un cessate il fuoco tra le truppe sovietiche e gli insorti il 28 ottobre 1956.

La notte del 4 novembre 1956 l’Armata Rossa, che era entrata in Ungheria in forze nei giorni precedenti, intervenne, lanciando un’offensiva con più divisioni appoggiate da artiglieria e aeronautica contro Budapest. Entro il gennaio 1957 Kádár aveva posto fine alla rivolta.

A causa del rapido cambiamento nel governo e nelle politiche sociali, e all’impiego delle forze armate per raggiungere fini politici, questa insurrezione viene spesso considerata come una rivoluzione.”

Per ulteriori approfondimenti potete consultare la pagina Wikipedia sul seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_ungherese_del_1956

Vi aspettiamo numerosi !

Via della Rivoluzione Ungherese (1956):

https://www.google.com/maps/place/Via+della+Rivoluzione+Ungherese,+50129+Firenze+FI/@43.7835245,11.2435164,17z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x132a56a3e0469de3:0xea7d46e8f13f9381!8m2!3d43.7835245!4d11.2457051

 

15 marzo – Commemorazione del Risorgimento Ungherese del 1848-49 presso la tomba di Emily Udvard Kossuth, la moglie di Francesco Kossuth

Cari Amici, in data 15 marzo 2018 alle 16.00 Vi invitiamo alla commemorazione del Risorgimento Ungherese del 1848-49.

Nel giorno della festa nazionale ungherese depositiamo una corona sulla tomba di Emily Udvard Kossuth, la moglie di Francesco Kossuth, presso il Cimitero Evangelico Agli Allori  – Via Senese, 184 – Galluzzo – Firenze.

 

 


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Francesco Kossuth – Biografia

Francesco Kossuth nasce a Budapest il 16 novembre 1841.
Il padre Luigi (Lajos) è l’eroe della rivolta ungherese del 1848 contro gli Asburgi.
Dopo la disfatta, nel 1849, dei sussulti rivoluzionari in tutta l’Europa, il giovane Francesco segue il padre nell’esilio.
Prima in Turchia, poi in Inghilterra (dove si laurea in ingegneria) ed infine a Torino.
Dal 1872 al 1887 è a Cesena come amministratore e direttore della Cesena Sulphur Company Limited, fondata a Londra con lo scopo di acquistare diverse miniere di zolfo nel circondario cesenate.
Dopo la morte del padre, avvenuta a Torino nel 1894, ritorna in Ungheria e diventa capo del partito dell’Indipendenza e successivamente ministro del commercio estero.
Muore il 25 maggio del 1914, alla vigilia dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.

(P. P. Magalotti)
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Il figlio di rivoluzionario ungherese Lajos Kossuth, Francesco è stato educato al Politecnico di Parigi e l’Università di Londra, il quale nel 1859 ha vinto il premio per l’economia politica.
Dopo aver lavorato come ingegnere civile presso “The Forest Railway Dean”, si recò in Italia, la dove aquistò dei terreni per i prossimi 33 anni, prendendo una notevole costruzione ferroviaria nella costa della penisola.
A Cesena nel 1876 sposò Emily Udvard.
Nel 1885 è stato insignito per i suoi servizi da parte del governo italiano.
La sua ultima grande opera è stata la costruzione di ingegneria dei ponti in acciaio per il Nilo.
Nel 1894 ha accompagnato i resti di suo padre in Ungheria, e l’anno successivo ha deciso di stabilirsi nella sua terra natale e ha prestato il giuramento di fedeltà.
Il 10 aprile del 1895 ha preso parte attiva nella politica ungherese a Tapolca e nel 1896 a Cegléd.
Nell’autunno del 1898 è diventato il leader dei ostruzionisti o “partito di indipendenza,” Contro la successiva Dezso Banfy, Szell Kalman, Charles Khuen Héderváry e Tisza Amministrazioni, esercitando grande influenza non solo in Parlamento, ma sul grande pubblico attraverso la sua articoli in consenso.
Nel 1905 è stato ricevuto in udienza dal re. Di Sandor Wekerle come ministro del commercio.
Avendo problemi di salute Kossuth si ritirò sempre più dalla politica attiva, ed è apparso solo in Parlamento in occasioni speciali, l’ultima volta il 30 ottobre 1913.
Dal suo letto di malattia ha rifiutato qualsiasi partecipazione con Karolyi al Triplice Alleanza contro la politica della Duplice Monarchia.
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I PERSONAGGI DI CESENA – L’EPOPEA DI KOSSUTH

Ingegnere esperto, padrone durissimo, coraggioso fino all’incoscienza e figura di spicco, con la bellissima moglie inglese Emily Udvard, della vita mondana di Cesena – meriterebbe un racconto a sè.
Perché si inserisce in quella specie di Far-West che è là romagna dei primi decenni di unità nazionale.
Si pensi che in quel distretto minerario per lungo tempo non si riesce a mantenere una caserma della Benemerita perché gli addetti alle solfare fanno saltare in aria con noiosa metodicità ogni costruzione dell’Arma.
Quando la moglie, Emily muore nell’autunno del 1887 a Firenze anche l’avventura italiana di Francesco Kossuth sta giungendo al termine (si trasferirà poi in Ungheria, dove diventerà ministro.)
Nel maggio ha portato in tribunale i libri per fallimento. Causato, secondo alcuni, dalle sue manie di grandezza e di lusso.
E, per altri, dal semplice fatto che le sulfuree scommesse non si vincono mai.
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RESTAURATA A FIRENZE LA TOMBA DELLA MOGLIE DI
FRANCESCO KOSSUTH

Di Pier Paolo Magalotti

Nel capitolo del mio libro “Paesi di Zolfo” dedicato a Francesco Kossuth, direttore della Cesena Sulphur Company, e più precisamente alle pagine 129 e 130 ho riportato la vicenda della malattia e della morte della moglie, Emily Udvard.
Dopo il tracollo ed il fallimento della Società mineraria inglese, alla fine di maggio del 1887, Francesco Kossuth lasciò Cesena assieme alla consorte, già ammalata.
In un primo tempo, su consiglio del prof. Mario Giommi, primario dell’ospedale civico cesenate, la coppia si fermò a Castel Maggiore, sperando che il nuovo ambiente più salubre potesse portare un buon giovamento alla salute, già compromessa dell’amata moglie.
Ma, nell’ottobre, le condizioni si aggravarono ulteriormente e venne suggerito il ricovero all’ospedale di Firenze.
Qui il 30 ottobre, nonostante le premurose cure mediche, Emily si spegneva e in quella città veniva sepolta.
Il marito fece costruire un bel monumento funebre “in stile gotico con archi in marmo bianco e di un’altezza quasi come una casa.” Questo è quanto riferito dalle memorie pervenuteci dall’autobiografia del celebre uomo politico ungherese.
Dopo vari tentativi di ricerca, in Firenze vi sono diversi camposanti, finalmente nel 1990 ritrovai la tomba al “cimitero degli Allori ”, sulla via Senese al n°184, non lontano dalla Certosa di Firenze.
La notizia di tale rinvenimento può sembrare, a chi ci legge per la prima volta, cosa di poco conto, di interesse limitato, ma, devo confessare che il momento della scoperta mi creò una forte emozione.
Non fosse altro che quel monumento abbandonato, in condizioni di precarietà, mi univa ad un pezzo della storia delle nostre miniere, a quel direttore della Cesena Sulphur Company, a quel notevole personaggio, figlio di Lajos Kossuth, il patriota ungherese per eccellenza, amico di Cavour, di Mazzini e Garibaldi.
Da subito mi interessai affinché si potesse realizzare un minimo di restauro per fermare il degrado, ma trovai ostacoli e difficoltà economiche al riguardo.
Nel novembre del 2002, quando la nostra Società celebrò a Cesena, assieme all’Accademia d’Ungheria di Roma, con una giornata di studio il duecentesimo anniversario della nascita del patriota ungherese, Lajos Kossuth, ebbi occasione di accennare all’Ambasciatore di Ungheria in Italia, al Vice Ministro della cultura ungherese la necessità del restauro di quel monumento.
Da allora non seppi più nulla.
Il 27 gennaio scorso il prof. Csorba, direttore dell’Accademia d’Ungheria, mi comunicava che con i fondi del governo ungherese la tomba era stata si è svolta toccante cerimonia nel cimitero degli Allori con la partecipazione, assai numerosa, della comunità ungherese.
Emozionante per due motivi: il primo, perché un’appendice della storia ungherese era stata ritrovata e recuperata alla memoria (sono stato informato che mausolei riferiti al ricordo della famiglia Kossuth fuori dall’Ungheria sono due: questa cappella funebre ed un monumento dedicato a Lajos Kossuth negli Stati Uniti d’America), il secondo, perché in questa occasione veniva commemorato l’anniversario della Rivoluzione del 1848 che infiammò l’Europa contro la tirannia austriaca, e che proprio il 15 marzo iniziò in Ungheria sotto la guida di Lajos Kossuth.